Article published in Armi Magazine, April 2001. Translation by Carlo Stagnaro of "The Right to Keep and Bear Arms", Liberty, November 1997.

 

Il diritto di dormire e portare armi
Di
Pierre Lemieux

 

Quest’estate ho avuto una esperienza sovversiva e significativa al punto che, spero, i lettori di Liberty mi perdoneranno se racconto un’altra avventura personale. Mi è capitato di fare un campeggio nei boschi (“dove lo Stato non si vede in nessun luogo”, come disse Thoreau) con una giovane donna che non aveva mai toccato un’arma in vita sua. Poiché non aveva un animo da schiava, e visto che io (ovviamente) mi ero portato i miei fucili, naturalmente le ho insegnato a usarli.

Ho cominciato con il consueto corso teorico su come funzionano le armi e come maneggiarle in maniera sicura – controllare se il fucile è carico, non puntarlo verso qualcosa che non si vuole colpire, non mettere il dito sul grilletto finché non si è pronti a schiacciarlo e, beh, il tempo della sicurezza finisce quando le nubi della tirannide si avvicinano. Quindi, le ho prestato uno dei miei fucili per fare un po’ di pratica. Mentre camminavamo armati tra gli alberi, lei mi ha detto: “Mi sento davvero più forte”.

Pare che in Giappone sia un segno di grande fiducia permettere a qualcuno di dormire di fianco a voi, “perché potrebbe facilmente uccidervi nel sonno”. Questo è tanto più vero, ovviamente, se il vostro compagno di dormite è armato. Quindi, dopo che la notte aveva spento gli ultimi bagliori del sole all’orizzonte, ho suggerito alla mia compagna di fare come me: tenere un fucile carico di fianco al suo sacco a pelo, cosa che lei fece con gioia. Dormimmo dunque il sonno dei giusti.

Poveri avversari del diritto a possedere e portare armi! Essi non devono fidarsi di nessuno, tranne che dei criminali e dei tiranni ai quali concedono il monopolio armato della loro stessa protezione.


Nota: il titolo inglese (The Right to Sleep and Bear Arms) contiene un intraducibile gioco di parole tra “sleep”, dormire, e “keep”, possedere.


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