Article published in Armi Magazine, April 2001. Translation by Carlo Stagnaro of "Letter to a Canadian Policeman", published on this site on February 2, 2001.

 

Lettera a un poliziotto canades

 

Caro Signore o Signora,

A partire dal 1 gennaio 2001, centinaia di migliaia, forse milioni, di Canadesi sono diventati criminali a causa delle nuove forme di controllo sulle armi da fuoco (beh, “nuove” dopo il precedente giro di vite del 1991!). I suoi superiori le chiedono di fare il lavoro sporco per conto del governo federale e far rispettare tali limitazioni. Questo lavoro non è compatibile coi doveri di un funzionario di polizia al servizio dei cittadini.

I controlli che le si chiede di eseguire prevedono la reclusione per quegli individui il cui unico “crimine” è rifiutare uno schedario della polizia coi nomi dei cittadini onesti, e disobbedire a “leggi” e regolamenti che sono arbitrari, immorali e contrari alle nostre tradizioni. Una notevole e crescente minoranza di persone avversa questi controlli, ed è probabile che la maggioranza li rifiuterebbe se solo sapesse in cosa essi realmente consistono. In ogni caso, il suo compito non è agire contro una pacifica minoranza, quali che siano i diktat che qualche maggioranza capricciosamente le impone.

Quanti le hanno insegnato che lei sta “proteggendo la società” si sono dimenticati di spiegarle che questa società è fatta di individui, e che il suo ruolo non è proteggere un’astratta comunità criminalizzando individui reali e pacifici. Si sono dimenticati di dirle che lo stato di diritto non legittima ogni genere di legge.

Nel profondo del suo cuore, lei sa che ho ragione. Lei sa che queste cosiddette “leggi” non hanno la stessa natura di quelle contro l’omicidio, il furto o lo stupro. Lei sa che queste cosiddette “leggi” trasformano gli onesti cittadini in criminali – sulla carta.

Inoltre – e su questo voglio essere chiaro – lei è un nostro servitore, non il nostro padrone. Lei deve servire e proteggere, non dominare e coccolare. Qualunque potere lei abbia deriva da una nostra delega. Siamo noi quelli che pagano il suo stipendio. E questo “noi” include anche le pacifiche minoranze. Senza il consenso generale dei cittadini rispettosi della legge, lei non sarebbe nulla, se non, nel migliore dei casi, un pretoriano armato, o, nel peggiore, un piccolo e malandato poliziotto in una repubblica delle banane.

Non mi risponda che lei sta solo facendo il suo lavoro, e che deve guadagnarsi da vivere, perché questa non sarà mai una giustificazione per violare impunemente le leggi fondamentali e i precetti morali più importanti. Non indossi le vesti di un nemico dei pacifici cittadini.

Con sincerità,

Pierre Lemieux


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